lunedì , 17 Agosto 2026
Pro loco Sabaudia
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La Foresta



Un compatto manto di foglie forma la volta della foresta, Se, con gli occhi dell’immaginazione, facessimo scomparire le serre e scorrere i confini della Selva fino alle pendici dei monti e al limitare del mare, potremmo avere un’idea del paesaggio che si mostrava ai viaggiatori che si affacciavano sulla pianura prima della bonifica.

Anche dopo la drastica riduzione dell’originaria “Selva di Terracina”, quella del Parco rimane la foresta di pianura più estesa d’Italia e protegge un’elevata biodiversità ovvero una varietà di vita estremamente ricca. I rami più alti delle querce sovrastano quelli di alberi più piccoli che a loro volta fanno ombra ai fitti, e spesso spinosi, cespugli del sottobosco. Un manto di ciclamini in primavera e in autunno dona una pennellata di colore diverso ad un mondo che, dal suolo alla volta, presenta tutte le sfumature del verde.

La foresta del Circeo, infatti, non ha nulla in comune con le faggete e le pinete di montagna che, per loro natura, non permettono al sottosuolo di svilupparsi. Qui la vita esplode in tutti gli strati della vegetazione in una ricchezza di varietà che non si limita alle erbe ma anche ai grandi alberi. In nessun’altra foresta d’Europa, infatti, è possibile vedere insieme ben otto specie di querce. Tanta esuberanza di vita, però, è stata anche nemica dell’uomo. Il terreno pianeggiante in molti tratti si allagava formando quelle che erano chiamate “piscine”, e i pochi lavoratori costretti ad affrontare la selva infestata dalle zanzare portatrici di malaria, vivevano nelle lestre, capanne di fango e paglia costruite in zone più sopraelevate, relativamente asciutte.

Credit:
‘Parco Nazionale del Circeo – Immagini di Natura, Storia e Mito’
Istituto Pangea Onlus Editore – Edizione 2012 ISBN 9788890663604 – Testi di Giulia Sirgiovanni